Chiese e luoghi religiosi

Santuario delle Sante loveresi

 Lovere


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L’Istituto delle Suore di Carità venne fondato da Bartolomea Capitanio (1807-1833) e Vincenza (al secolo Caterina) Gerosa (1784-1847) nel 1832, canonizzate da papa Pio XII nel 1950: la loro opera caritatevole è ispirata a san Vincenzo de’ Paoli e si inserisce nel filone del cattolicesimo sociale lombardo del XIX secolo.

Negli ambienti di casa Gaia, prima sede dell’Istituto, fu ricavata una cappella, inaugurata nel 1835. Detta anche “cappella delle origini” accolse nel 1843 le spoglie della Capitanio e nel 1858 quelle di Gerosa. Alla fine dell’800 fu decorata dal pittore Luigi Morgari (San Vincenzo de’ Paoli, Deposizioni di Cristo) e dallo stuccatore Luigi Sacchi.

Nel 1926, in occasione della beatificazione della Capitanio, si iniziò a pensare a una nuova chiesa e fu deciso di edificarla a lato di casa Gaia. Il 1 luglio 1931 fu posta la prima pietra del nuovo edificio, progettato dall’architetto Spirito Maria Chiappetta, improntato a un gusto neo-medievale; la consacrazione avvenne il 1 ottobre 1938 con la dedicazione a Cristo re dei Vergini in onore delle fondatrici. La nuova struttura si innestò sul vecchio edificio dell’istituto e fu disposta in modo che la camera dove morì Bartolomea Capitanio si affacciasse all’interno del tempio e adattando la cappella preesistente come atrio per l’accesso dall’istituto.

Rivestita di granito rosa, la struttura è dominata all’esterno da uno slanciato campanile. Le due scale porticate sono decorate da mosaici della Scuola Vaticana, su cartoni del pittore Pasquale Arzuffi, raffiguranti la Risurrezione del figlio della vedova di Naim e il Discorso della montagna mentre i parapetti in bronzo con i Simboli degli evangelisti sono della fonderia artistica M.A.F. di Milano su modelli dello scultore Giovanni Manzoni.

L’interno presenta una pianta quadrata che racchiude una croce greca a tre navate, di cui una centrale più ampia, scandita da quattro grandi colonne, che sorreggono archi a sesto acuto con volte a crociera, decorate da mosaici con la raffigurazione delle Dieci vergini.

La ricca decorazione pittorica e musiva, opera della scuola del pittore Fermo Taragni, è carica di riferimenti simbolici e di richiami alle sacre scritture; mentre la parte figurativa presenta lungo le pareti dell’aula il ciclo del Corteo di vergini e martiri, opera di Umberto Marigliani con la collaborazione di Giuseppe Grimani, che reinterpreta in chiave preraffaellita un tema dalle radici paleocristiane e si conclude nei grandi affreschi dell’abside, dominati al centro da Cristo Re dei vergini che incorona le Sante. Allo stesso Marigliani spettano anche le quattordici stazioni della Via Crucis. Di Pasquale Arzuffi sono invece i dipinti murali celebrativi delle due sante, negli archi sopra i matronei: sul fondo della navata centrale, Cristo sul trono della croce benedice le opere di carità ai bambini e agli ammalati; sopra l’ingresso nella navata di sinistra la Morte di santa Bartolomea e nell’arcata di fronte Santa Vincenza predice a una suora malata che morirà prima di lei. Le opere sono improntate a una spiritualità semplice e contenuta, in sintonia con il carisma delle due sante.

L’ambulacro di fronte all’ingresso e gli altari sono illuminati da vetrate eseguite da Costantino Grondona mentre quelle dei matronei sono del pittore Cesare Giuliani: tutte raffigurano i Santi patroni delle province dove la Congregazione delle Suore di Carità è presente.

Nelle absidi laterali sono venerate le reliquie delle sante, a sinistra Bartolomea e a destra Vincenza. Al centro l’altare maggiore accoglie nel paliotto un rilievo con la Deposizione di Cristo, eseguito su modello di Giovanni Manzoni come il Crocifisso e il fregio del dossale con una schiera di Angeli adoranti. Sulle pareti del presbiterio Umberto Marigliani dipinse a sinistra la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, e a destra le Nozze di Cana.

 

Francesco Nezosi

 

Per saperne di più:


Il tempio di Lovere consacrato a Cristo Re dei vergini in onore delle Beate Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, Venezia 1938.


FAPPANI A., S. Giovanni Battista in Monte Cala, in A. FAPPANI, Santuari nel bresciano, vol. V, Brescia 1983, pp. 114-122.


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