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Santa Maria della Neve. La cappella Sistina dei poveri.


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Capolavoro assoluto e riconosciuto della pittura cinquecentesca, non sta a me valutarlo dal punto di vista artistico. Ma quelle immagini così insolite pittoricamente e teologicamente meritano una lettura storiografica. Cosa indusse il Romanino a raffigurare le Storie di Cristo, in un modo tanto fuori dagli schemi?

Secondo Giovanni Testori l'affresco, che occupa tutto l'interno della chiesa, «per forza poetica tiene alla Sistina, ne è come l'alterità, l'altro modo di vivere il cristianesimo...Qui c'è un modo di viverlo più umile, più da eroismo popolare e montagnardo, più dialettale. (...)Romanino qui fa il controcanto della parola che si fa carne, infatti prende la carne di un popolo, di una valle e ne fa verbo figurativo». Tutto vero, l'affresco è antiaulico, emotivo, partecipativo, per una religiosità più diretta, libera dai riti della Chiesa. Se non che proprio Testori dette di quel lavoro una definizione deviante, oltre che dannosa dal punto di vista culturale e turistico: «La Cappella Sistina dei Poveri»: chi ha voglia di andare a vedere le cose dei poveri, in genere tristi e bruttarelle? Proverò dunque a dimostrare che quella è la Cappella Sistina che potremmo chiamare dell'Uomo libero, o del Ribelle.


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Letto 207 volte Ultima modifica il Lunedì, 16 Luglio 2018 14:58